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Innesti ossei di banca |
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Relazione presentata al Convegno "Infezioni protesiche: approccio
multidisciplinare ad una patologia invalidante" (Torino, 22 Novembre
2001) - Atti del Convegno, pag. 60-61.
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1.
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2.
L'utilizzo di innesti ossei morcellizzati è descritto già
dal 1948 da De Grood che utilizzava osso morcellizzato mescolato a penicillina
per la cura delle osteomieliti nelle ferite da guerra.
Negli anni successivi altri Autori hanno descritto la loro esperienza
con innesti morcellizzati prevalentemente per il trattamento delle perdite
di sostanza ossea nelle revisioni protesiche.
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3.
Nel 1996 Hovelius e Ullmark descrivono in modo standardizzato la produzione
di innesti morcellizzati omoplastici nella revisione di protesi di ginocchio
mobilizzate.
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4.
Viene utilizzato osso omoplastico o, quando possibile, autoplastico
solo spongioso.
Si asportano accuratamente i tessuti fibrosi e la parti ossee corticali.
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5.
La morcellizzazione viene eseguita con un apposito strumentario denominato
Howex. In circa 20 secondi si macina una testa di femore.
Si ottengono "chips" ossee di 3 mm di dimensione massima.
La preparazione dell'innesto può essere fatta in sala operatoria,
durante l'intervento. In tale modo sono stati preparati gli innesti nell'Istituto
Rizzoli negli anni 1997 e 1998.
> Guarda video su "Howex"
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6.
Il prodotto viene poi raccolto in una garza e lavato in soluzione
fisiologica calda a circa 40°. Thorèn, nella sua tesi di Laurea,
ha dimostrato che con il lavaggio si elimina gran parte del grasso midollare.
Ha dimostrato inoltre che lo "sgrassamento" accellera l'osteointegrazione
dell'innesto e riduce la flogosi da istio-incompatibilità degli
innesti omoplastici.
Normalmente il lavaggio è ripetuto tre volte, quindi l'osso morcellizzato
viene asciugato il più possibile all'interno di un telino sterile
robusto tramite spremitura manuale.
A questo punto può essere utilizzato.
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7.
E' fondamentale che l'innesto morcellizzato riempa lesioni cavitarie,
dalle quali venga contenuto completamente. Se questa condizione non viene
rispettata, l'innesto può riassorbirsi e non portare ad alcun recupero
della perdita di sostanza ossea.
Nell'immagine a fianco si vede l'area acetabolare, in revisione di protesi
d'anca, colmata di osso morcellizzato. Anteriormente vi è un anello
di rinforzo sul quale verra' fissato un nuovo cotile.
La superficie del morcellizzato è stata modellata con una fresa
da cotile girata al contrario e quindi manualmente compressa con un cotile
da prova.
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8.
Immagine di preparato istologico, per gentile concessione del
dott. G. Ullmark.
A 4 settimane dall'innesto di osso morcellizzato, le "chips"
di colore rosso scuro appaiono circondate da tessuto osseo neoformato,
di colore rosso più tenue. Nello spessore dell'osso neoformato
vi sono lacune con osteociti. Le trabecole ossee sono circondate da abbondante
tessuto fibroso ben vascolarizzato.
L'immagine istologica conferma che gli innesti ossei morcellizzati
servono da substrato inducente per la neo-osteogenesi.
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9.
Immagine di preparato istologico, per gentile concessione del
dott. G.Ullmark.
A sei mesi le "cips" innestate sono ancora distinguibili per
la colorazione verde scuro e per le lacune osteocitiche vuote. Appaiono
abbondantemente circondate da nuovo tessuto osseo neoformato verde chiaro,
attraversato da vasi e con lacune osteocitiche abitate.
Attorno alle travate ossee vi è un vallo fibroso e stroma abbondantemente
vascolarizzato.
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10.
Immagine di preparato istologico, per gentile concessione del
dott. G.Ullmark.
In questa immagine si vede una sezione diafisaria periprotesica di femore
di un paziente deceduto per cause naturali, operato 4 anni prima di revisione
di protesi d'anca.
Il tessuto osseo è omogeneo alla periferia, mentre nella parte
interna è ricco di lacune emopoietiche.
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11.
Immagine di preparato istologico, per gentile concessione del dott. G.Ullmark.
Ad un maggiore ingrandimento le trabecole ossee appaiono formate da tessuto
omogeneo, nel quale non si individuano più le "chips"
innestate. Attorno vi è un abbondate stroma emopoietico.
A 4 anni gli innesti sono già stati coinvolti nel biologico rimaneggiamento
osseo e non ce n'è più traccia. Rimane un tessuto osseo
abbondantemente vascolarizzato, completamente neoformato, che colma un
volume prima vuoto.
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12.
Da 1998 la Banca dell'Osso dell'Istituto Rizzoli di Bologna produce
osso morcellizzato sgrassato denominato sinteticamente "MOS".
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13.
L'osso, lavorato come già esposto, viene chiuso in quantità
di 20 grammi (circa mezza testa femorale media) in una triplice confezione
sotto vuoto e conservato a -80°.
Se la lavorazione non è avvenuta in asepsi, la confezione viene
sterilizzata con raggi gamma ad un dosaggio che non altera le caratteristiche
fisiche e meccaniche dell'osso.
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14.
Il primo impiego del "MOS" è stato per la revisione
delle protesi d'anca mobilizzate con una importante perdita di sostanza
ossea. Nella casistica I.O.R. esse rappresentano il 35% alla fine del
2001. Successivamente però, con la constatazione della affidabilità
del "MOS", le indicazioni aumentavano e venivano quindi trattate
altre patologie. Nelle superfici di artrodesi vertebrale, come arricchimento
osseo. Nel borraggio di cavità osteolitiche come cisti ossee, cisti
aneurismatiche, TCG. Nelle osteosintesi di pseudoartrosi dei grandi segmenti
per arricchimento locale osseo e riempimento di "spazi morti"
fra il segmento osseo, i mezzi di sintesi e stecce corticali omoplastiche.
Il "MOS" è stato utilizzato anche per protesi primarie
in coxartrosi
secondaria post-trauma, dove il cotile può essere gravemente deformato.
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15.
Reimpianto di cotile mobilizzato a destra con utilizzo di innesto
osseo omologo massivo.
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17.
A 8 mesi riassorbimento dell'innesto e mobilizzazione asettica del
cotile.
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18.
Controllo postoperatorio del terzo reimpianto del cotile. Il cotile
è mantenuto in sede da un anello di rinforzo con alette avvitate
iliache e gancio otturatorio. Il volume di osteolisi è colmato
con innesti morcellizzati compressi, una retina di titanio impedisce la
dispersione di morcellizzato attraverso una soluzione di continuo della
lesione cavitaria.
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19.
Controllo a 6 mesi dall'intervento. La massa dell'innesto morcellizzato
è ben visibile. I mezzi di sostegno del cotile in sede. Il paziente
carica completamente.
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20.
A 12 mesi dall'intervento il volume osseo innestato morcellizzato
è radiologicamente più denso ed omogeneo. Invariato l'assetto
dei sistemi protesici.
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21.
In questa paziente entrambe le protesi sono mobilizzate, quella sinistra
presenta una sintomatologia più importante.
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22.
Il reimpianto viene eseguito con un cotile da revisione con anello
di rinforzo con presa iliaca e con gancio otturatorio. La cavità
cotiloidea risulta aperta medialmente, per cui viene applicata una retina
di titanio per impedire la dispersione del morcellizzato. La perdita di
sostanza ossea viene colmata da osso omoplastico di Banca morcellizzato
e sgrassato.
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23.
A tre mesi decorso regolare con carico concesso parzialmente. Buona
radio-opacità dell'innesto osseo morcellizzato, che si presenta
compatto e senza zone di rarefazione.
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24.
A sei mesi decorso regolare, carico pieno da 3 mesi. Buona tenuta
del tessuto morcellizzato.
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25.
In questa giovane persona gli innesti morcellizzati sono stati impiegati
per riempire la cavità rimasta dallo svuotamento di un tumore a
cellule giganti.
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27.
Controllo radiografico ad un anno.
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28.
Paziente con cisti ossea. A destra controllo radiografico ad un mese
dall'intervento, da notare il bordo di radiotrasparenza che circonda il
volume di innesto morcellizzato.
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29.
Controllo radiografico a 3 e 6 mesi. Il bordo radiotrasparente è
scomparso con una integrazione completa dell'innesto morcellizzato.
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30.
Frattura del piatto tibiale esterno. In queste fratture lo schiacciamento
dell'osso spongioso tibiale equivale ad una perdita di sostanza ossea.
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31.
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32.
Caso particolarmente complesso: giovane paziente con pseudoartrosi
di cotile ed artrosi econdaria della coxa destra. Trattamento chirurgico:
artroprotesi press-fit con cotile avvitato e abbondante impiego di morcellizzato
per dare una stabilità secondaria all'impianto cotiloideo.
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34.
A 45 giorni la clinica era nella norma. Era concesso un carico sfiorante.
L'aspetto radiologico faceva apprezzare un aspetto omogeneo del morcellizzato,
senza evidenti soluzioni di continuo con l'osso pelvico.
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35.
- La revisione era stata fatta su una protesi di ginocchio già
infetta. L'osso morcellizzato era stato impiegato nella metafisi tibiale
dove c'era una importante perdita ossea. Nei primi impieghi del morcellizzato,
non si associava antibiotico.
- Il morcellizzato si è riassorbito perché la cavità
cotiliodea non aveva un fondo continente. Per questo motivo non è
stato possibile compattare correttamente il morcellizzato che in parte
si è disperso nella pelvi.
- In un caso si verificò una lussazione postoperatoria con ematoma
e infezione successiva che non interessò l'impianto. Nel secondo
caso, l'infezione interessava completamente l'impianto e l'osso innestato.
Dopo un intervento di pulizia delle parti molli, si ebbe una completa
guarigione.
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36.
A questo punto i risultati ottenuto con gli innesti di Banca morcellizzati
e sgrassati vennero giudicati molto soddisfacenti. Al punto che si pensò
in quale modo potessero essere utilizzati anche per le osteomieliti e
le pseudoartrosi infette.
Witso et al. avevano già studiato le caratteristiche di "carrier"
di antibiotico dell'osso morcellizzato in vitro. Si pensò allora
a mescolare polvere secca di antibiotico ad osso morcellizzato ed a cemento
acrilico. L'idea del cemento acrilico venne per dare una consistenza all'osso
morcellizzato.
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37.
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39.
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40.
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41.
I cilindri di osso morcellizzato, cemento (PMMA) e antibiotico sono
stati fatti con uno stampo apposito di 1 cm di diametro e 1 cm di altezza.
La quantità di antibiotico, di cemento in polvere secca e di osso
morcellizzato asciutto veniva misurata su apposita bilancia elettronica.
Come antibiotico è stata scelta la vancomicina, perché attualmente
las gran parte dei germi patogeni è sensibile a questo macrolide.
La parte di reagente liquido è stata dosata in funzione della sua
quantità minima capace di reagire con il cemento in polvere.
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42.
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43.
Sono stati prodotti 16 cilindri in tutto: 10 cilindri con PMMA, vancomicina
e osso morcellizzato.
6 cilindri con solo PMMA e antibiotico, per poter avere un confronto con
i precedenti.
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44.
Entrambi i gruppi sono stati immersi per una metà in soluzione
fisiologica e per l'altra in pool di plasma umano, a 37°.
I gruppi così formati risultavano quattro:
- Gruppo 1: PMMA - Vancomicina - MOS in plasma
- Gruppo 2: PMMA - Vancomicina - MOS in fisiologica
- Gruppo 3: PMMA - Vancomicina in plasma
- Gruppo 4: PMMA - Vancomicina in fisiologica
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45.
Il dosaggio dell'antibiotico è stato fatto a tempo zero e quindi
ogni giorno, cambiando il liquido di immersione per una settimana. Successivamante
il dosaggio si è ripetuto settimanalmente, in 14a, 21a e 28a giornata.
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47.
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48. RISULTATI
Nei 28 giorni di immersione, il rilascio maggiore di antibiotico è
avvenuto dai cilindri di PMMA-Vanco.-MOS immersi nel plasma umano. La
quantità minore di antibiotico rilasciato è avvenuta dai
cilindri di PMMA-Vanco immersi nel plasma.
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49.
Il rilascio di antibiotico nella maggiore quantità è
avvenuto nelle prime due giornate di immersione. I cilindri PMMA-Vanco-MOS
e PMMA-Vanco in soluzione fisiologica hanno dato di più rispetto
agli altri gruppi. Nei giorni successivi il rilascio di antibiotico si
è uniformato fra i quattro gruppi, senza differenze statisticamente
significative.
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50.
Dalla fine della prima settimana alla quarta, la quantità di
antibiotico rilasciata si è progressivamente ridotta per i quattro
gruppi.
I cilindri PMMA-Vanco-MOS in plasma hanno rilasciato la quantità
più alta e in 28a giornata la concentrazione "in vitro"dell'antibiotico
superava la MIC su germi sensibili da 20 a 200 volte.
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51. CONCLUSIONI
L'osso omoplastico di Banca, morcellizzato e sgrassato
secondo l'esperienza di Hovelius e Ullmark, si è rivelato
una affidabile risorsa nel trattamento chirurgico delle lesioni ortopediche
con perdita importante di tessuto osseo.
Mescolato a polvere di antibiotico e cemento metacrilato,
nelle sperimentazioni "in vitro", si è rivelato un sistema
composito ottimo come carrier di antibiotico.
Al momento attuale non si può affermare nulla, ma è evidente
la potenziale utilità di tale composito nel trattamento delle patologie
settiche con perdita di sostanza ossea.
Giovanni Gualdrini
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