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L'osteomielite cronica dell'Adulto. Stadiazione
e trattamento. |
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> Relazione
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1.
Lettura tenuta al decimo congresso della Società di Ortopedia Libica
ed alla congiunta terza riunione SAFO in Tripoli dall'11 al 13 dicembre
2002.
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2.
In Italia si calcola che approssimativamente ogni anno vi
siano 2.000 nuovi casi di infezione cronica ossea, vale a
dire 2.000 osteomieliti croniche. Il problema attualmente
è poco considerato, poiché le infezioni ortopediche
sono complesse da trattare
ed i pazienti con osteomielite rappresentano una categoria poco
remunerativa per la logica di mercato, come per le industrie
che producono materiale sanitario tipo protesi d’anca o di
ginocchio. Eppure i pazienti con osteomielite cronica sono
prevalentemente giovani e, nell’economia sociale,
sicuramente rappresentano un problema più significativo
rispetto a quello di una persona anziana
con problemi artrosici.
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3.
Il trattamento dell'osteomielite cronica è attualmente
costituito da:
- stimolazione antibatterica attiva (ITSB),
- trattamento chirurgico,
- antibioticoterapia.
La stimolazione antibatterica attiva è un problema aperto. Non
vi sono ricerche scientifiche che dimostrano l'efficacia o la via di azione
della immunoterapia. Esiste però l'esperienza, documentata con
pubblicazioni, di colleghi che dal 1960 verificano gli effetti della stimolazione
immunitaria attiva sull'osteomielite cronica.
Il trattamento chirurgico è il punto fondamentale della cura dell'osteomielite.
L'obiettivo è la rimozione della infezione ed il ripristino
funzionale del segmento osseo in trattamento.
L'antibioticoterapia è necessaria solo come profilassi nel
peri e post operatorio. Fino ad ora nessuna terapia antibiotica si è
rivelata efficace su una osteomielite cronica.
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4.
La classificazione di Cierny Mader rappresenta un sistema ben
comprensibile di stadiazione del paziente adulto con osteomielite cronica.
La stadiazione porta alla indicazione
chirurgica ed alla prognosi. Sono definiti due criteri di analisi: analisi
anatomo-patologica della lesione osteomielitica e analisi clinica generale
del paziente. L'analisi anatomopatologica distinge 4 stadi e la
clinica 3 gruppi di pazienti.
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5.
La situazione anatomopatologica, stadio I-II-III-IV, insieme
alla situazioine clinica generale del paziente, gruppo A-B(L-S) -C, costituiscono
la Stadiazione Clinica del paziente.
Stadio + Gruppo : stadiazione clinica.
Esempio: paziente di gruppo IV BS: lesione ossea diffusa in paziente
sistematicamente compromesso.
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Stadio I
6.
Classificazione anatomopatologica: Stadio 1, infezione midollare
ovvero monocompartimentale.
Esempio: complicazione settica in esiti di sintesi con chiodo endomidollare.
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Stadio II
7.
Classificazione anatomopatologica: Stadio 2.
Osteite corticale parziale, senza interessamento dello spazio midollare.
Esempio: osteite tibiale in esito di Vollkmann della loggia muscolare
anteriore tibiale.
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Stadio III
8.
Classificazione anatomopatologica: Stadio 3.
Infezione della corticale e dello spazio midollare, con presenza di fistole
e di sequestri.
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Stadio IV
9.
Classificazione anatomopatologica: Stadio 4.
Infezione diffusa midollare e corticale con sequestri multipli sul perimetro
osseo e fistole.
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Gruppo A
10.
Paziente di gruppo A.
I pazienti di questo gruppo sono affetti da una infezione cronica ossea,
ma sono indenni da patologie sistemiche o da grave compromissione locale.
Il soggetto della foto non presenta osteomielite ma, nelle sue caratteristiche
iconografiche, esprime bene il concetto prima esposto.
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Gruppo Bs
11.
Il gruppo B si distingue in BS che significa compromissione sistemica
e BL, che significa compromissione locale.
Paziente di gruppo BS.
Il paziente ha una compromissione sistemica che riduce la percentuale
di guarigione.
I fattori di compromissione sistemica sono: alcoolismo, tabagismo, ipossia
cronica, insufficienza epatica/renale, immunodepressione, cachessia, diabete,
malnutrizione,
terapia steroidea, senilità.
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Gruppo Bl
12.
Paziente di gruppo BL.
Il paziente è in buone condizioni generali, ma ha una situazione
locale particolarmente grave. I fattori che distinguono la gravità
locale sono:
danno vascolare importante, limfedema cronico, escare estese, fibrosi
da radioterapia, stasi venosa, arterite.
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Gruppo C
13.
Paziente di gruppo C.
Il paziente è in una situazione generale compromessa, in relazione
alla anzianità. La gravità della osteomielite è valutata
relativamente alle condizioni generali. Il paziente di gruppo C può
non essere di per sé un candidato a trattamento chirurgico. Oppure
presenta disturbi modesti che non giustificano un trattamento chirugico
impegnativo. Oppure si presenta più a rischio nel trattamento chirugico
che in quello conservativo.
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I A
14. Osteomielite cronica midollare.
Il trattamento consiste nello svuotamento e nella pulizia
chirurgica della cavità.
E’ importante non lasciare spazi morti.
Conclusa la pulizia chirurgica, la cavità
dovrà essere riempita preferibilmente con un innesto
di tessuto muscolare (v. successive slide).
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I A-B
15.
Esiti di frattura esposta di femore in trattamento con fissatore esterno
ad evoluzione verso una viziosa consolidazione.
In casi come questo, si deve sostituire il mezzo di fissazione. La sintesi
endomidollare è una indicazione corretta per pazienti di gruppo
A e B. Il rischio della complicazione settica è accettabile e,
per esperienza, si sa che non compromette la guarigione.
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I A-B
16.
Nel caso documentato qui, la riduzione è stata ottenuta
con la calloclasia e la stabilizzazione con chiodo endomidollare. Nel
post-operatorio è comparsa una infezione profonda midollare che
è stata contenuta con terapia antibiotica solo per scongiurare
complicazioni sistemiche.
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17.
A consolidazione avvenuta, la sintesi endomidollare è
stata rimossa ed è stato eseguito un alesaggio per pulire il canale
femorale. Un sistema di lavaggio locale con liquidi antisettici è
stato mantenuto per 5 gg dopo l'intervento.
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II A
18.
Osteite corticale: interessamento parziale della corticale. Non
vi è danno dei tessuti molli circostanti, condizioni generali nella
norma. Paziente di gruppo A, stadio II. Il trattamento consiste nella
sequestrectomia, pulizia locale e chiusura dei tessuti molli. Importante
non lasciare spazi "morti" che sono una situazione favorente
la recidiva di infezione profonda.
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II Bl
19.
Situazione ossea analoga al caso precedente: osteite
corticale parziale. In questo caso la condizione cutanea
locale è pesantemente compromessa. Paziente di stadio II,
gruppo BL.
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20.
Il trattamento chirurgico dovrà asportare l'osso
infetto e i tessuti cutanei sovrastanti compromessi. Il chirurgo ortopedico
deve essere affiancato dal chirurgo plastico. L'area bonificata
verrà ricoperta da un innesto muscolare vascolarizzato e da un
innesto cutaneo successivo.
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III A
21.
Stadio III, paziente in condizioni locali e generali non compromesse:
gruppo A.
La fistolografia, quando c'è una lesione fistoliforme, è
ancora un utile e semplice esame per evidenziare l'estensione del
focolaio settico.
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22.
Il blu di metilene iniettato con un ago bottonuto attraverso
la fistola nell'area osteomielitica, è utile per marcare
i tessuti necrotici. Il focolaio settico deve essere aggredito direttamente,
il canale femorale aperto e i sequestri asportati completamente.
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23.
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24.
La gestione dello spazio "morto" residuo all'intervento può
prevedere l'uso di un lavaggio locale continuo per caduta con liquidi
antisettici per 4/5 giorni oppure l'obliterazione dello spazio con un
trapianto muscolare. In questo caso la possibilità del trapianto
dipende dalla
sede della pulizia chirurgica.
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III Bl
25.
Osteomielite di stadio III, con danno cutaneo e dei restanti
tessuti molli esteso a tutta la gamba. Condizioni generali nella norma:
paziente di gruppo BL.
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26.
In questi pazienti si dovrà procedere alla asportazione
dell'osso infetto e dei tessuti molli compromessi.
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27.
Un innesto muscolare vascolarizzato dovrà riempire e coprire
il "vuoto" lasciato dalla pulizia chirurgica.
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IV A
28.
La pseudoartrosi di omero, diafisaria (A), viene trattata con resezione
dell'osso infetto secondo piani paralleli e comprimibili. La stabilizzazione
è ottenuta in compressione con fissatore esterno rigido monoassiale.
Nei controlli a distanza di 30 gg è bene pianificare il rinnovo
della compressione fra i due frammenti se, all'esame radiologico,
compare una linea di riassorbimento osseo.
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IV Bl
29.
Nelle pseudoartrosi a localizzazione metadifisaria distale o con scaduto
trofismo osseo (BL), si utilizza un fissatore esterno circolare. Ugualmente
si procede alla resezione ossea ed alla
stabilizzazione in compressione.
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30.
Alla rimozione dei mezzi di sintesi fa seguito la resezione ossea
e la stabilizzazione in compressione omerale. La sintesi con un fissatore
circolare è preferibile quando la sede della pseudoartrosi non
consente l'uso di viti percuatanee o quando il trofismo osseo offre
una scadente presa.
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IV A-B
31.
Pseudoartrosi infetta di ulna.
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32.
Rimozione dei mezzi di sintesi e resezione ossea. In questo caso
il "gap" osseo è stato colmato provvisoriamente con
cemento acrilico mescolato a polvere di antibiotico e blu di metilene.
Il blu di metilene ha esclusivamente il significato di rendere più
evidente il cemento al momento della sua asportazione. L'uso del
distanziatore di cemento non è strettamente necessario quando la
pseudoartrosi è radiale o ulnare.
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33.
Secondo tempo.
Sintesi con placca e viti, innesto osseo intercalare massivo e stecca
in contrapposizione.
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34.
Foto 1 e 2.
Pseudoartrosi infetta di radio e di ulna.
Foto 3 e 4.
Il primo tempo è consistito nella rimozione di entrambi i mezzi
di sintesi e nella pulizia chirurgica del radio e dell'ulna. Nel radio
è stato inserito un distanziatore di cemento con antibiotici. Nel
controllo radiografico a distanza di 30 gg. il segmento radiale distale
appare lussato rispetto al cemento.
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35.
Foto 1 e 2.
La sintesi del radio è ottenuta con placca metallica, innesto intercalare
e stecca omoplasica contrapposta.
Foto 3 e 4.
La sintesi dell'ulna è ottenuta in modo analogo, con l'aggiunta
di innesto osseo orcellizzato a scopo osteoinducente, impregnato di polvere
di antibiotico a scopo profilattico.
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36.
Controllo radiografico postoperatorio.
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IV A
37.
Pseudoartrosi infetta di femore in paziente di gruppo A.
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38.
Asportazione dei mezzi di sintesi.
Resezione del tessuto osseo necrotico e infetto. Da notare la mancanza
di sanguinamento superficiale del segmento osseo resecato. La stabilizzazione
viene ottenuta con un fissatore esterno circolare. Nello stesso tempo
chirurgico viene eseguita la corticotomia sottotrocanterica secondo Ilizarov.
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39.
Consolidazione con soluzione della pseudoartrosi infetta e recupero
della lunghezza originale del femore. Nei pazienti di gruppo A è
doveroso ripristinare la situazione di origine del femore, la percentuale
di successo è molto alta.
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IV Bl
40.
Paziente di gruppo B per la grave situazione locale (L).
Le condizioni generali sono scadute ma non compromesse.
Vi è l'indicazione per un tentativo di salvataggio dell'arto.
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41.
Resezione dell'osso necrotico infetto.
Corticotomia metafisaria dalla parte ossea residua più lunga. Distrazione
secondo Ilizarov verso il"docking point".
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42.
Le condizioni locali al "docking point" non potevano, per
la grave atrofia, dare luogo alla consolidazione.
La stabilizzazione è stata affidata ad un chiodo endomidollare
con sistema distale di bloccaggio modificato, un innesto massivo metafisario
laterale di femore per compensare la perdita di sostanza ossea e innesto
morcellizzato impregnato di polvere di antibiotico nello spazio interno
ai condili. L'arto è stato mantenuto in scarico con tutore
rigido per 4 mesi, fino alla consolidazione clinica.
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IV Bs
43.
Pseudoartrosi infetta in paziente anziano, BS. L'anzianità
biologica dell'osso si evidenzia dopo i 55 anni, specialmente se
il paziente è un fumatore o presenta una patologia d'organo.
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44.
In questi casi è bene essere realisti ed accontentarsi
di risolvere le patologie più importanti, ovvero l'infezione
e la pseudoartrosi. La resezione è stata fatta a minima, la stabilizzazione
in compressione ottenuta con un fissatore esterno circolare. Non è
stata pianificato un ripristino della lunghezza originale del femore.
E' stata ottenuta la consolidazione in accorciamento e con residui
scarsi fatti settici locali, ma il paziente può camminare senza
dolore, insufficienze gravi e tutori.
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IV A
45.
Non frequente pseudoartrosi infetta ipertrofica di tibia in giovane
paziente (VI A).
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46.
In questo caso il trattamento si limita al ripristino dell'asse
anatomico ed alla stabilizzazione in compressione della pseudoartrosi.
Un eventuale residuo settico verrà trattato in seguito con una
pulizia chirurgica dopo immunostimolazione antibatterica attiva.
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IV Bl
47.
Grave perdita di sostanza ossea tibiale con estesa compromissione
delle parti molli circostanti in giovane paziente (IV BL).
Il trattamento sarà rivolto verso un recupero completo dell'arto:
risoluzione dell'infezione, recupero della quantità di osso
perso, ripristino della copertura cutanea e recupero dell'unità
funzionale della tibia.
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48.
Il sistema di sintesi viene rimosso, i capi dei due segmenti
ossei tibiali sono resecati su osso vivo e secondo piani fra loro comprimibili.
La tibia viene stabilizzata con fissatore esterno circolare e, nello stesso
tempo chirurgico, viene eseguita corticotomia metafisaria dalla parte
tibiale residua più lunga. Riguardo i tessuti molli, ci si limita
ad una recentazione delle parti necrotiche e ad una sutura parziale senza
alcuna tensione.
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49.
Nei pazienti di gruppo A o BL è lecito attendere una rigogliosa
proliferazione di tessuto di granulazione ottimamente vascolarizzata,
che colma la perdita di sostanza dei tessuti molli e ricopre il segmento
osseo in distrazione verso il "docking point".
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50.
Durante la distrazione vi può essere una esposizione ossea. Non
rappresenta un problema, poiché l'esposizione è sempre
parziale e risolvibile al momento del contatto con una contenuta resezione
ossea.
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51.
Consolidazione ossea e recupero del piano cutaneo senza ricorso a chirurgie
plastiche supplementari.
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52.
Risultato clinico e radiografico.
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IV Bs
53.
Grave perdita di sostanza ossea tibiale infetta in paziente anziano
(BS).
Se non vi sono situazioni che impongono l'amputazione, si può
programmare il recupero dell'osso perso. Si deve tenere presente
la possibilità di una scarsa risposta biologica per la condizione
generale del paziente.
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54.
Recentazione ossea e pulizia chirurgica a minima dei tessuti
molli. La lesione delle parti molli viene lasciata aperta. Medicazioni
con garze grasse e, in seguito, con garze jodoformiche.
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55.
Durante la fase di distrazione secondo Ilizarov, il tessuto di
granulazione colma la lesione delle parti molli e ricopre il segmento
osseo in movimento. La fase conclusiva vede
l'epitelizzazione spontanea locale.
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56.
A conclusione della fase di distrazione, per poter affrancare
l'arto dal fissatore esterno e mantenere protetto il "rigenerato"
fino alla sua completa maturazione, si può programmare un intervento
di perone pro tibia. Questa scelta è considerabile nei pazienti
BS, per i quali vi
può essere una ridotta risposta biologica per le condizioni generali
e difficoltà di "convivenza" prolungata con il fissatore
esterno.
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57.
La cura dell'osteomielite cronica dell'adulto deve partire dalla
valutazione globale del paziente.
Il programma terapeutico differisce secondo lo stadio (situazione anatomo-patologica)
e il gruppo (condizioni generali) a cui il paziente appartiene. Il trattamento
chirurgico deve essere affiancato da terapie di ausilio come la OTI e
la ITSB. Lo specialista infettivologo ed il chirurgo plastico devono essere
riferimenti sempre presenti.
Giovanni Gualdrini
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