Osteomielite A cura del Dott. Gualdrini
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Cosa c'è di nuovo in: "Infezioni Osteoarticolari"

“Che cosa c’è di nuovo in: Infezioni Osteoarticolari.”
G. Gualdrini, A. Giunti.
VII Divisione di Ortopedia e Traumatologia.
Direttore Prof. A. Giunti.
Istituto Ortopedico Rizzoli, Bologna.


89° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia Traumatologi.
Napoli,24-28 ottobre 2004.

Introduzione
Le infezioni osteoarticolari rappresentano una patologia complessa, generalmente invalidante e di competenza plurispecialistica. In Italia vengono eseguiti circa 4200 interventi di protesi d’anca e di ginocchio all’anno; di questi il 2,1% sviluppano una infezione profonda, che assume in breve tempo caratteristiche di cronicità. Si stima inoltre che altri 2000-2500 nuovi casi di osteomielite cronica siano il contributo della traumatologia. Da questi numeri si può capire come il problema settico nella chirurgia ortopedica sia ben lungi dall’essere risolto o quantomeno controllato. Il chirurgo ortopedico riveste un ruolo primario poiché deve porre l’indicazione terapeutica, ma il chirurgo plastico, lo specialista infettivologo ed internista, il supporto della terapia iperbarica non devono mancare assolutamente fra le risorse terapeutiche. Gli ultimi 20 anni del ‘900 hanno visto notevoli progressi nel trattamento delle infezioni croniche ossee. Le novità possono essere così esposte:
- Introduzione della immunostimolazione antibatterica attiva.
- La classificazione di Cierny-Mader, che permette di valutare i pazienti con osteomielite cronica in gruppi omogenei sul piano clinico e anatomo patologico.
- Individuazione di fattori di rischio e di fattori di prevenzione.
- Avvento della metodica di Ilizarov, che ha radicalmente cambiato il trattamento delle pseudoartrosi infette.
- Affinamento di risorse terapeutiche combinate, come la chirurgia ortopedica e plastica e la terapia iperbarica.
- Formulazione di protocolli pluridisciplinari.

Immunostimolazione antibatterica attiva
Essa venne concepita in seguito alla considerazione che di fronte ad una infezione cronica ossea, il trattamento antibiotico fallisce. Introdotta negli anni ’60 negli Istituti Codivilla Putti di Cortina d’Ampezzo, è tuttora sistematicamente utilizzata come primo approccio al trattamento della osteomielite cronica. E’ costituita da una sospensione acquosa purificata di pools di Stafilococco Aureo inattivati con formalina. E’ una terapia che non ha trovato unanime consenso, ma da revisioni effettuate nella ampia casistica del Codivilla Putti, risulta che essa è efficace in un 75-80% dei casi. E’ un trattamento di preparazione al tempo chirurgico, spesso con effetti collaterali positivi.

Stadiazione del paziente con osteomielite cronica refrattaria.
La classificazione di Cierny-Mader consiste in una valutazione anatomo-patologica ed una clinica.
Valutazione anatomo-patologica:
- Stadio 1: osteomielite midollare. L’infezione interessa esclusivamente la cavità midollare di un segmento osseo.
- Stadio 2: osteomielite superficiale. La necrosi ossea è estesa ad una frazione della corticale ossea e non raggiunge lo spazio midollare. Frequentemente le condizioni cutanee sono molto compromesse, non vi sono fistole, ma vi sono estese esposizioni di tessuto osseo. Più corretto sarebbe definire questo stadio osteite.
- Stadio 3: osteomielite localizzata. Il focolaio osteomielitico è localizzato nello spazio midollare ed interessa una parte della corticale per tutto il suo spessore. Frequente la presenza di fistole.
- Stadio 4: osteomielite diffusa. Analogo al 3 ma più esteso e grave. Vi possono essere più fistole, pseudoartrosi con modesta o grave perdita di sostanza ossea. Nello stadio 4 sono comprese le protesi infette.
Valutazione clinica:
- Gruppo A: pazienti con difese immunitarie normali e nessuna malattia concomitante. I pazienti generalmente sono giovani, affetti da una osteomielite metatraumatica.
- Gruppo B: pazienti compromessi per problemi sistemici (S) come tabagismo, alcolismo, senilità, pneumopatie, dismetabolismi, immunosoppressione, cachessia, epatopatie. Pazienti compromessi per problemi locali (L) come cicatrici estese sull’arto, cute distrofica, scarsa vascolarizzazione, atrofie post-trattamento radiante. L’ospite B può essere interessato da entrambe le situazioni (S-L).
- Gruppo C: pazienti non idonei al trattamento chirurgico per senilità avanzata, per una eccessiva complessità chirurgica, oppure per una situazione clinica scarsamente inabilitante e quindi tollerabile.



Principi di trattamento chirurgico dell’osteomielite cronica refrattaria.
Gruppo A-B-C
La classificazione dei pazienti in tre gruppi permette di formulare una prognosi. Il gruppo A ha aspettative di guarigione oltre il 90%. Il gruppo B ha aspettative di guarigione ridotte per la compromissione locale o sistemica. E’ ovvio che la percentuale di guarigione può essere aumentata se si riesce a risolvere o a ridurre il danno sistemico o locale prima di procedere all’intervento per l’osteomielite. In tal modo il paziente B può rientrare nel gruppo A. I pazienti di gruppo C, che di per sé avrebbero una percentuale di successo terapeutico troppo bassa, devono essere affidati a terapie mediche conservative oppure, in casi particolari, sottoposti a trattamenti che possano renderli di “gruppo” B.
Stadio I-II-III-IV
- Stadio I: osteomielite midollare. Il trattamento consiste nella accurata pulizia del canale midollare tramite alesaggio. Un lavaggio continuo postoperatorio con liquido antisettico, per alcuni giorni dovrà garantire un ambiente il più possibile “antimicrobico”.
- Stadio II: osteite superficiale. Devono essere asportati il tessuto osseo necrotico e i tessuti molli circostanti atrofici. E’ fondamentale il chirurgo plastico a cui spetta il compito di reintegrare i tessuti molli asportati con innesti muscolari vascolarizzati.
- Stadio III: osteomielite localizzata. Il trattamento è analogo a quello dello stadio II, il danno osseo e dei tessuti molli è maggiore.
- Stadio IV: osteomielite diffusa. E’ lo stadio più complesso e vario, poiché comprende le pseudoartrosi, le gravi perdite di sostanza ossea e le protesi infette. Delle protesi infette non si tratterà poiché rappresentano un argomento estremamente vasto,specifico e a sé stante. Se il segmento osseo è integro, il trattamento è come nello stadio III, considerando che è alto il rischio di fratture patologiche da “debolezza strutturale”. Se vi è pseudoartrosi, si deve stabilizzare il segmento osseo e successivamente risolvere la sepsi. Generalmente si utilizzano fissatori esterni rigidi per l’arto superiore e circolari per gli arti inferiori. L’infezione viene risolta con la resezione e asportazione dell’osso infetto, con gli stessi criteri del trattamento dei tumori a malignità locale.

Individuazione di fattori di rischio e di fattori di prevenzione
La classificazione di Cieny-Mader ci fa comprendere perché un paziente ad esempio tabagista importante o broncopatico non possano avere aspettative di guarigione analoghe a quelle di una persona di uguale età ma senza deficit della ossigenazione ematica. Queste considerazioni saranno importanti anche sotto l’aspetto medico-legale. Sotto l’aspetto opposto, si può asserire che un trattamento antibiotico preventivo può essere potenziato da una più ricca ossigenazione ematica.

Avvento della metodica di Ilizarov
La metodica di Ilizarov ha completamente sovvertito il trattamento delle pseudoartrosi infette delle ossa lunghe. Prima della sua comparsa, tali patologie non avevano trovato significanti alternative. Attualmente una pseudoartrosi infetta di gamba o di femore può essere trattata con 4 gg di ricovero e controlli ambulatoriali successivamente.

Affinamento di risorse terapeutiche combinate
Una osteomielite stadio 2 attualmente deve essere affrontata dal chirurgo ortopedico e plastico insieme, altrimenti il rischio di insuccesso diventa estremamente probabile. E questo rischio si traduce poi in lunghi tempi di ricovero per il paziente. La stessa considerazione deve essere fatta per la terapia iperbarica. Attualmente sarebbe veramente cosa opportuna adottare sistematicamente tutte le risorse terapeutiche per migliorare al massimo le condizioni generali e locali del paziente. Ed abbiamo visto come questo significhi una percentuale di successo maggiore.

Formulazione di protocolli pluridisciplinari
La collaborazione di colleghi specialisti in diverse discipline potrebbe dare luogo a protocolli terapeutici, confrontabili in seguito su numeri statistici significativi. Questa evenienza la considero attualmente possibile, specie nella collaborazione fra Centri Ortopedici e Centri Iperbarici . La formulazione di protocolli terapeutici potrebbe portare in seguito alla creazione di una Banca Dati per il trattamento e il monitoraggio delle malattie settiche ortopediche.

Considerazioni
L’osteomielite cronica refrattaria (OMC-R) rappresenta una patologia estremamente varia e complessa. E’ quindi necessaria la collaborazione plurispecialistica. La classificazione di Cierny-Mader evidenzia tale aspetto. I pazienti di gruppo B e C possono ricevere cure che migliorino le loro condizioni e che li trasformino in pazienti rispettivamente di gruppo A e B. Al giorno d’oggi si deve collaborare con colleghi di altre specialità e si devono confrontare i risultati sulla guida di protocolli terapeutici. La immunoterapia, la chirurgia plastica, la terapia iperbarica, la individuazione di fattori che potenziano la patogenicità batterica devono essere sempre presenti come armi terapeutiche importanti.


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